martedì 8 novembre 2011

Opere d'arte



Prendo spunto da un'interessante articolo che ho letto in settimana:
http://www.exibart.com/notizia.asp?IDNotizia=36253&IDCategoria=204
Per dirla in poche parole, nel museo di arte contemporanea di Dortmund, un'inserviente ha gettato via parte di un'opera (del gesso posto in una bacinella nera sotto una grata di legno) pensando si trattasse di sporcizia.
Ecco l'opera:



Detto tra noi (parlo da pura profana), bellissima non è, però da qui a buttarne via una parte ce ne passa... oltretutto si trattava di una composizione esposta in un museo... si sa che nei musei di arte contemporanea di cose strane ce ne sono tante, meglio non toccare! 
Tuttavia credo che ad ognuno di noi sarebbe passato per la testa lo stesso pensiero che ha mosso la signora, perché di oggetti bizzarri, improbabili, brutti e magari anche sporchi e puzzolenti  ce ne sono, in giro (non solo nei musei). 

Domandiamoci dunque cosa succede se si piazza un oggetto comune (normale, non particolarmente strano) in una galleria d’arte. Marcel Duchamp ha forse già dato la risposta con i suoi ready made tra cui svetta il famoso orinatoio intitolato Fountain. Gli oggetti comuni di Duchamp e la questione da lui sollevata del gesto dell’artista come selettore dell’oggetto d’arte sono stati il punto di partenza per le varie forme di arte concettuale (ma erano altri tempi). La Serpentine Gallery di Londra si è posta la nostra stessa domanda e come risposta ha organizzato l'anno scorso o quello prima una mostra completamente dedicata al design.

L’evento dal titolo Design Real era in realtà pervaso da una natura molto semplice. 43 oggetti sono stati posti su di un piedistallo, incorniciati, affissi direttamente sul muro o direttamente adagiati sul pavimento. Questo è tutto, non vi erano dettagliate didascalie, testi o spiegazioni, solo alcune stringate etichette vicino ad ogni oggetto che recitavano “Tenda” o “Caraffa”Alcuni degli oggetti in mostra erano costosi, altri molto economici, altri ancora creati da designers come Naoto Fukasawa o semplicemente da un designer anonimo come nel caso di un amo per la pesca. Alcuni oggetti messi in mostra sono essenziali come un filtro purificatore tascabile con cannuccia pensato per i paesi in via di sviluppo che permette di bere l’acqua direttamente da un fiume. Altri oggetti sono complicatissimi, come le scarpe disegnate da Zaha Hadid. Ma all’interno della mostra tutti gli oggetti sono uguali. La tendenza del capitalismo è quella di comprare oggetti e buttarli per poi comprarne di nuovi senza soffermarsi su di loro, senza far comprendere alla massa il significato delle loro forme o delle loro funzionalità. Design Real spinge quindi il fruitore a soffermarsi e porsi delle domande sulla luce posteriore di un’automobile, sul sedile di un aeroplano o su di una sedia dell’Ikea, insomma sulla natura tangibile del design quotidiano come vero oggetto d’arte involontaria.

Che ne pensate? Io non lo so, sempre da profana credo che l'arte sia un'altra cosa... cosa, non lo so con precisione, ma magari sbaglio, chissà.
L'arte è proprio un mistero; a volte si va in qualche museo e ci si dice l'un l'altro Ma questo cos'è? Hai capito qualcosa? Ma che vorrà dire? Cosa vorrà rappresentare?? Non vi è mai capitato, a voi profani come me? 
A me succedeva quando ero più giovane, ma ora ho adottato un altro punto di vista, DEL TUTTO SOGGETTIVO: io guardo, osservo e cerco di sentire... se qualcosa mi risuona dentro allora apprezzo, se invece no, passo oltre, e non mi domando più cosa vorrà dire o meno (perché  a volte l'opera non vuol dire niente, non è questo l'intento o magari non lo sa nemmeno l'autore cosa voleva dire, o nel frattempo ha cambiato idea, oppure vuol dire qualcosa di diverso per ognuno di noi... le ipotesi sono innumerevoli). L'importante per me è che la cosa sia interessante, che mi fermi, che mi muova,  che mi scaldi.. che a me dica qualcosa (anche se non è lo stesso qualcosa che immaginava l'artista).

Prendiamo uno degli artisti italiani più quotati al mondo (se non il più quotato) che proprio in questi giorni ha una personale a NYC, Maurizio Cattelan. A me non piace per niente.





Non mi piace davvero. Secondo me ci prende tutti in giro...
Mi viene in mente un vecchio film di Nichetti, che  doveva riprodurre, in una pièce di Strehler, le onde de La Tempesta di Shakespeare; ovviamente combina disastri e vola sul pubblico attaccato a una fune dopodiché crolla tutto, ma due signore eleganti ed azzimate in platea  si dicono Eeeeeeehhh,  Strehler è sempre Strehler!


Se permettete concluderei con un epitaffio, ebbene sì, le parole scritte da Pietro Bembo per la tomba di Raffaello (sita nel Pantheon a Roma); però non crediate che sia così colta, a dire il vero... ehm... le ho sentite per la prima volta stamattina al Ruggito del Coniglio... 
Sono bellissime, un omaggio alla creatività divina del grande artista di Urbino.

 ILLE HIC EST RAPHAEL TIMUIT QUO SOSPITE VINCI, RERUM MAGNA PARENS ET MORIENTE MORI
Qui giace Raffaello: da lui, quando visse, la natura temette d'essere vinta, ora che egli è morto, teme di morire.





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4 commenti:

Mario ha detto...

Bellissimo ed istruttivo post, o Begonia, grazie! :-)

Begonia ha detto...

prego, poi, detto da un artista, è proprio un complimento!

Mario ha detto...

Aggiungo: i due "artisti" italiani più quotati sono Cattella e Vanessa Beechcroft.
Se vai sul sito di quest'ultima notissima vedrai quali sciocchezze ci propone quasi fossero opera somma...
http://www.vanessabeecroft.com

Begonia ha detto...

Grazie, ci andrò senz'altro