domenica 29 aprile 2012

Sulla depressione ed altri stati di infelicità



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Qualcuno mi ha fatto notare come il mio blog sia lieto, e se da un lato mi fa piacere, dall'altro non tanto, perché non voglio che sia estromesso da qui tutto un aspetto della vita (quell'aspetto) che la pervade e la accompagna, che è l'alter ego della vitalità stessa e perciò indiscindibilmente collegato ad essa. Anzi, non vorrei che quella lietezza fosse il frutto di una mia tendenza atavica, quella di rallegrare/rallegrarmi anche quando non è possibile, di tentare di sfuggire il dolore o la mancanza o la paura anche quando ce li ho davanti che più davanti non si può. Negli anni credo di essere un pochino migliorata ma, come si sa, certi atteggiamenti sono talmente radicati in noi che pur con esperienza, conoscenza, batoste, psicoterapie e chi più ne ha più ne metta, si riesce a discostarsi solo poco dalla strada a noi familiare... quel poco sarebbe già una buona cosa, per me; spero vivamente di farcela a fare quel passetto in avanti.
Dovete sapere che anche quando sono triste e stanca e magari disperata sono una che tende a non accorgersene... anzi, ero una che tendeva a non accorgersene; questo grazie ad una pazienza quasi infinita che mi faceva portare pesi mostruosi senza sentire che la schiena si stava spezzando... così è stato fino ad un certo punto, poi la schiena si è spezzata e con fatica sono riuscita a ripararla... sono rimaste le cicatrici, certo, e poi da quella volta lì quando il peso era eccessivo me ne sono accorta un po' prima, e un po' meglio... ma ancora oggi non me ne rendo mai bene conto del tutto.
Non so cosa pensiate voi di quel dolore bestiale che capita si impossessi di noi a volte nella vita; non so se l'abbiate mai provato, o come lo consideriate, o come l'affrontiate se vi è successo o vi succede tuttora... io credo solo che ognuno abbia il suo dolore e il suo modo, e quindi non so come sia per gli altri. L'unica cosa che so è che come la vedono alcuni non è affatto giusto. Chi? direte voi. Avete presente quelle persone molto assertive, molto attive, molto chiacchierone, che non fanno altro che insegnare agli altri come si vive? Ecco, questi qui.
Quelli che ritengono che uscire da uno stato di malinconia o tristezza o peggio profonda depressione dipenda solo ed esclusivamente dalla propria volontà, come se uno potesse decidere di spegnere l'interruttore dell'inchiostro nero nel cervello e accendere la luce così, con un clic... avete presente quelle frasi poetiche che si leggono in giro, sulle riviste, sui poster o altrove? Cose del tipo Se vuoi essere triste nessuno al mondo può renderti felice. Ma se decidi di essere felice nessuno e niente può toglierti la felicità! oppure La felicità può essere trovata anche nei tempi più bui, se solo ti ricordi di accendere la luce.
Come se fosse facile. Quelli che ti dicono Sono felice perché ho guardato il tramonto erano già felici prima, o ben disposti, o almeno tranquilli, perché se uno è profondamente infelice, non c'è tramonto che tenga, hai voglia a paesaggi, albe e crepuscoli, passeggiate in centro... (ah sì, perché un altro bel consiglio che si dà agli infelici è Ma perché non ti fai un bel giretto in Via Roma a guardare le vetrine?? Notoriamente, un giro in centro per vetrine è una delle terapie primarie per la depressione, soprattutto quando essa dipende per esempio da un lavoro perso, una ditta che chiude, uno sfratto... e di conseguenza non hai un pechino in tasca oltre che l'angoscia nel cuore)!
La mia esperienza personale, di lavoro e di conoscenza del mondo, mi insegna che bisogna avere qualcosa dentro, delle risorse, dei semi che siano stati messi nella terra in tempi lontani, per trovare la forza e usare la volontà. Non tutti abbiamo queste risorse, purtroppo, non so perché ma temo sia così, non tutti abbiamo ricevuto questi semi in dono, o se li abbiamo avuti magari il terreno era così inadatto che essi non sono mai germogliati... E' inutile far sentire ulteriormente in colpa un infelice (già di suo) facendogli credere che non si sta impegnando abbastanza per uscire dal suo stato, dicendogli magari Tirati su! Intanto ci vuole un grande supporto, e se capiamo che possiamo essere di sostegno a qualcuno, facciamolo, ma senza giudicare. Il supporto può essere anche farmacologico e/o psicoterapeutico... ma ricordiamo che a volte è davvero molto molto difficile, bisogna avere rispetto del dolore altrui così come del nostro.
Non so perché sono finita a fare questo monologo ma ero partita dal fatto che non volevo tralasciare il, chiamiamolo così, lato oscuro della vita, che come un'ombra è sempre con noi... e se non ci fosse diventeremmo pazzi, sembra strano ma è così... se cerchiamo di negarlo, questo lato oscuro, diventiamo matti, come ci ha spiegato bene C. G. Jung: dobbiamo tentare di consapevolizzare che tutta l'oscurità che a volte vediamo attorno a noi, è in realtà dentro di noi, e solo accettandola potremo vivere pienamente. Meglio dunque darle voce, anche così, in mezzo a fiori e gatti, come è nella vita.





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8 commenti:

Juhan ha detto...

Ecco, recentemente mi sono commosso come qua e sono stato zitto. La cosa è stata giudicata male. Allora anche se ci conosciamo solo attraverso il blog ti voglio esprimere tutta la mia vicinanza. Dai, coraggio!

BEGONIA ha detto...

grazie Juhan! Però non devi preoccuparti, io, detto tra noi, sto benone... :-)
è solo che non sono stata sempre così, come penso pure altri, e dunque mi sembrava giusto parlare anche di queste cose qui, perché non voglio far finta che non esistano... anzi penso che tra fiori, gatti e cose piccole ci sia spazio anche per aspetti meno rosei e che essi rispondano a una realtà non così rara a cui è giusto dar voce

Susanna Zanchi ha detto...

Ciao!Ma quanto hai ragione!Io sono infermiera professionale con 40 anni di servizio alle spalle e ne ho viste di cotte e di crude(come si suol dire)esistono eccome momenti nella vita in cui vorresti sprofondare!Ma non pensiamoci andiamo avanticon i nostri blog "sereni"! e come diceva credo woody Allen "beato chi riesce a crearsi le sue illusioni"

BEGONIA ha detto...

brava susanna, parole sante

Mario ha detto...

Quello che ci hai detto, lo hai espresso con parole chiare, quasi poetiche, che nulla tolgono però alla profondità del dolore umano.
Tuttavia uno stile alto nel dire, manifestare talvolta allevia la pena.
E diventa Arte.
:-)

BEGONIA ha detto...

@mario, grazie... è vero, l'arte allevia la pena sia per chi la fa sia per chi ne fruisce... mi piacerebbe molto approfondire questo tema in futuro

Noemi ha detto...

Begonia, credo che il problema di fondo è che c'è davvero scarsa comprensione per chi attraversa un momento di debolezza, quasi intolleranza, e molta superficialità.
La cosa paradossale è che tutti noi in verità siamo deboli, ognuno a modo proprio.
A volte nel tentativo di renderci utile poi feriamo proprio chi vorremmo aiutare, e questa è davvero una cosa molto triste.

BEGONIA ha detto...

noemi è proprio vero